Qualche mio pensiero...

Ho sempre disegnato, non saprei dire da quando, non ricordo un periodo in cui io non lo facessi, anche solo tracciando figure col dito indice su un vetro reso opaco dal vapore. Erano spesso figure che mi tenevano compagnia. A volte, era un modo per allontanarmi momentaneamente da una realtà che non mi piaceva.  Anche oggi è un po' così, un piccolo temporaneo rifugio. Mi chiedono perchè nei miei quadri ci sia sempre una componente od uno sguardo un po' pensoso o a volte triste, malinconico. Riterrei le espressioni di quei volti, quasi degli alter-ego della mia anima, dei miei momenti di riflessione o in alcuni casi di quelle mie sensazioni di tristezza, malinconia o angoscia o ancora di senso di inadeguatezza e voglia di fuggire per pochi attimi da una realtà che spesso mi opprime,  ma nella quale sto e so di dover stare. Per me, è così. Credo che ogni artista abbia dei momenti e delle sensazioni durante le quali trarre ispirazione. Io traggo ispirazione e sento una voglia irrefrenabile di dipingere, quasi esclusivamente nei momenti di malinconia e solitudine. Ecco svelato il mistero delle espressioni dei volti nei miei dipinti. Quando mi sento serena o allegra, la pittura è forse l'ultima cosa che mi viene in mente di fare. Quelli sono i momenti in cui preferisco uscire, guardare in faccia il sole, gioire del verde dei prati e di una piacevole brezza, ascoltare il canto degli uccellini, insomma "vivere". Quando qualcuno sembra apprezzare i miei quadri e li apprezza molto, io mi sento gratificata in questo, perchè io tento sempre di dipingere col cuore, escludendo la mente ed in un certo senso, a parte la tecnica pittorica, è come se venisse giudicata una  parte di me, della mia anima. Mi sento molto legata ai miei quadri, con molti dei quali ho stabilito un legame talmente forte da non riuscire a darli via anche se magari non particolarmente riusciti bene. Ad esempio il mio primissimo quadro ad olio, per me, naturalmente il più scadente, è quasi una parte di me e non potrei mai venderlo o cederlo. Resto perciò quasi sconcertata, quando qualcuno, e ciò accade spesso, con sguardo  vacuo mi dice " sì, sono belli, ma non realizzi anche quadri di fiori, campi di girasole, paesaggi o nature morte?" o chi mi dice "sono soggetti difficili i tuoi, se fai qualche  natura morta o paesaggio, finisce che vendi più facilmente". Ed è qui che mi rendo conto delle 'barriere' che incontra, o meglio, con le quali si scontra un artista quando decide di essere se stesso. A volte l'arte è una metafora della vita stessa, questo capita anche nelle situazioni di vita. Avrei potuto facilmente realizzare una mostra con i soliti paesaggi, nature morte o fiori, comunque belli e  forse più facili da comprendere per chi è "chiuso" in un'ottica di arte a volte un  po' ristretta, ma così non avrei espresso me stessa, calpestando la mia arte,  la mia anima e questo, chi è un artista può capirlo perfettamente. Sarebbero stati  lavori creati "a freddo", pianificati e ragionati, nulla a che fare con la  mia idea di "arte". Una volta un pittore disse che il quadro deve partire  dal cuore, dall'anima per poi arrivare direttamente alla mano e di conseguenza alla tela....... se prima di arrivare alla mano, invece, passasse attraverso il cervello, la mente, per essere creato con una finalità dettata dalla ragione, allora sarebbe la fine. Sono pienamente d'accordo.  Anche i "grandi" ci insegnano a non calpestare il nostro IO artistico, il  nostro "pensiero", che non bisogna adeguarsi all'idea di arte che hanno le masse soltanto per essere capiti dalla maggioranza: finiremmo per essere sì  capiti dagli altri, ma non più da noi stessi.
Picasso diceva <Vi domanderete come possa lavorare per la società un artista
che, come me, dipinge in un modo così difficile da capire per la gente
comune [...] Ebbene, dipingo così perchè è il risultato del mio pensiero.
>
Ecco, è proprio così. Nella mia utopia mi piace ancora credere che non mi vengano più  poste quelle domande o magari imparerò a sorriderne. Può sembrare stupido che ciò mi irriti tanto, ma più che esserne irritata, mi intristisce  perchè  mi ricorda che non tutti comprendono o si impegnano a comprendere e questo è non soltanto nell'arte, naturalmente, ma in tutti i campi di vita. Se fosse solo riguardo l'arte, sarebbe una piccola noia e nulla più, ma come ho detto a volte l'arte è una metafora della vita stessa.  Può sembrare che non c'entri nulla, ma da qui poi, mi capita di pensare a tutto il resto, al fatto che ci siano troppe anime "cieche" (in generale) o che non sanno come  fare a "vedere", ad aprire il loro terzo occhio, quello dell'anima che permette di vedere al di  là di certe cose, di certi stereotipi creati dalle persone. I neri, i bianchi, i belli, i brutti, questo dividersi in categorie, questo permettersi di giudicare (cosa riservata a Dio solo), ma con quale criterio e diritto? Spesso poi, il giudicare con i nostri occhi fisici, la cosa più sbagliata. Non tutti  credono nell'esistenza di una nostra percezione detta "terzo occhio", ma in fondo, se non  sapessimo cos'è la vista "fisica", o l'udito o il gusto, sapremmo immaginarli? Certamente no, per cui è naturale che chi non ha mai usufruito di questo strumento, che tutti abbiamo, ma che in molti non sono capaci di usare, nemmeno immaginano cosa sia questo "senso" e non credano nella sua esistenza. Sono sicura che se tutti aprissero il terzo occhio, e magari per un momento chiudessero gli altri due,  cambierebbe molto nel modo di vedere e capire le cose e la vita. Navigando in rete ho trovato un racconto molto interessante, mi è piaciuto molto e sarei lieta di condividerlo con i visitatori del mio sito. Purtroppo non è specificato chi ne sia l'autore o autrice, ma è comunque un' anima ...

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